Un fiore per… la festa della donna

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Per questa prima occorrenza nella nostra rubrica di “Un fiore per… la festa della donna” la scelta del dono floreale è d’obbligo: la mimosa o Acacia dealbata, per usare il nome botanico della specie. Che scegliate i classici rametti e mazzetti oppure le piante in vaso, che preferiate la varietà Turner dal fiore piccolo o la diffusissima Gaulois dal fiore grande, le mimose sono diventate il simbolo della “Giornata internazionale della donna”. Sia perché la fioritura avviene nel periodo giusto, sia perché i fiori della mimosa significano forza e femminilità o, per usare le parole dell’Associazione produttori florovivaisti con base in Piemonte Asproflor, in quanto «il colore giallo stimola la creatività, simboleggia la luce, la voglia di agire; ben rappresenta la forza e la tenacia delle donne» e «con la sua apparente fragilità, è in realtà una pianta resistente e robusta».
Questo vale soprattutto in Italia, dove si concentra gran parte di questa produzione, tanto che c’è chi la considera – ad esempio l’Associazione florovivaisti italiani – «una pianta simbolo del Made in Italy, perché coltivata ormai solo nel nostro Paese» e la consiglia ai giovani florovivaisti quale promettente opportunità di investimento. Benché forse sarebbe più corretto parlare di uno dei simboli del “made in Liguria”, visto che «il 90% delle mimose – come precisa la stessa associazione - è coltivato nell’entroterra del Ponente ligure (provincia d’Imperia)». Stando ai dati dei Florovivaisti Italiani infatti «la mimosa è coltivata in Italia su una superficie di quasi 200 ettari di terreno, che fruttano intorno ai 30mila quintali e 150 milioni di steli» e «ad oggi la Liguria è il maggior produttore di questi fiori con le sue circa 1500 aziende che la coltivano in modo ecocompatibile sui tipici terrazzamenti (la pianta non ha, infatti, bisogno di trattamenti chimici)». Ma potrebbero non essere d’accordo con chi scrive nell’usare l’espressione “made in Liguria” per le mimose ad esempio i floricoltori campani, i quali qualche giorno fa, per bocca del presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani Vincenzo Malafronte, hanno messo in evidenza che «nella Campania, regione leader in Italia per la produzione di fiori recisi, la mimosa pian piano sta conquistando sempre più spazio» e «da qualche anno gli ettari di produzione di mimosa sono in aumento» (vedi).
Ma come sono andate le cose ai floricoltori che producono mimose in questa festa della donna 2021 (aspettando nei prossimi giorni il responso definitivo di fiorai e altri canali di vendita ai consumatori)? Nei giorni scorsi sono arrivate risposte e analisi un po’ diverse, verosimilmente anche a causa di differenti prospettive d’analisi, dai comunicati di Asproflor e Associazione Florovivaisti Italiani.
Secondo Asproflor, ci sono state quest’anno «difficoltà nella vendita della mimosa» e «problematiche legate alla produzione e alla vendita», con un crollo del mercato della mimosa intorno «al 35-40% del fatturato per aziende, garden e fiorai». Una crisi causata da «restrizioni e fioritura precoce», dice Asproflor, secondo cui: «la diminuzione delle vendite di mimosa, valutata in riferimento al periodo precedente all’emergenza sanitaria in corso, deve essere compresa alla luce di due importanti fattori: la fioritura precoce della pianta stessa e la limitazione alla mobilità delle persone a causa delle restrizioni dettate dai Dpcm». «Il calo delle vendite – spiegano da Asproflor - segue di pari passo la crisi di ristoranti, pizzerie, locali da ballo e altre strutture che sono impossibilitate a lavorare in questo momento». E riguardo alla fioritura precoce della mimosa: «le condizioni climatiche attuali hanno obbligato i produttori a conservare nelle celle frigo il fiore già pronto sin dai primi giorni di febbraio, registrando così una fioritura anomala».
Fotografia diversa è quella scattata da Associazione Florovivaisti Italiani, che parla di «business della festa della donna vivo malgrado il Covid» e di «forte sviluppo del mercato russo (+25%)», con boom di ordinativi, prezzi intorno a 11 euro al chilo alla produzione e stabili sui 5-10 euro al mazzetto al consumo. Secondo l’Associazione infatti «le mimose sono state vendute a 11 euro/Kg, con un giro d’affari da 15 milioni (+20% sul 2020), concentrato, come sempre, nei giorni precedenti la festa della donna». «Si erano diffuse voci di precoce fioritura nel Sud Italia – prosegue la nota - ma gli effetti si sono dimostrati insignificanti a livello nazionale, perché il 90% delle mimose è coltivato nell’entroterra del Ponente ligure (provincia di Imperia), dove il fiore è sbocciato nei tempi attesi. Si segnala solo una leggera contrazione di prodotto dovuta all’incertezza causata dalla crisi pandemica, che ha diminuito del 20% la raccolta». Ma «restano ottime le performance dell’export, che si rafforza in Russia, Polonia e Francia (+25%)»: in Francia le vendite sono aumentate a partire da dicembre, mentre in Russia si concentrano durante la Maslenica, festa tradizionale ortodossa della settimana precedente la Quaresima e corrispondente al nostro Carnevale. Inoltre «al consumo i prezzi sono stabili: i mazzetti vanno dai 5 ai 10 euro, che arrivano a 15 con l’inserimento di una rosa nel bouquet». Nella nota viene ricordato pure che la mimosa può essere acquistata anche come pianta e che il prezzo varia in tal caso in base alla grandezza del vaso, dai 10 euro fino ai 70 euro, e viene pure utilizzata come fronda per rendere più lucenti i bouquet floreali. «La produzione di mimose, tipicamente italiana, rappresenta il 5% della produzione floricola – ha dichiarato Aldo Alberto, presidente dell'Associazione Florovivaisti Italiani – e funge abitualmente da traino ai commerci in primavera. Il trend positivo di questo 8 marzo è un segnale positivo che dà fiducia e ottimismo per la ripartenza che noi tutti auspichiamo».
Il florovivaismo e in particolare la floricoltura è sempre più legato a celebrazioni e ricorrenze: «la festa della donna e San Valentino - ricordano i Florovivaisti Italiani - valgono da soli il 15% del fatturato complessivo».

L.S.