Un fiore per… il Carnevale di Viareggio

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[Foto di Pokrajac da Wikipedia]

«Shakespeare l’ha citata in una sua opera (Racconto d’inverno); un’antica leggenda addirittura scomoda San Pietro ed il suo famoso “mazzo di chiavi”, mentre, secondo altre affascinanti storie, avrebbe il potere di mostrare le fate. Sta di fatto che per tutti, in tutto il mondo, la primula vernalis è il primo fiore a “sbocciare” e a mostrare i suoi colori; un vero e proprio inno alla Primavera quando indossiamo ancora il cappotto».
Lo dice Coldiretti Lucca, che, insieme al Consorzio Toscana Produce, ha scelto questo fiore per celebrare il Carnevale di Viareggio. Un modo per tentare di rilanciarla, visto che, dichiara Coldiretti, «purtroppo, come accaduto per la rosa e per altre “specialità” florovivaistiche prodotte in Versilia (crisantemi, anemoni, poinsettia, ecc.), la primula rischia di sparire dal paniere di “fiori locali”».
Domani, martedì grasso, a Viareggio, migliaia di mazzolini di primule, rigorosamente gialle come le bandiere di Coldiretti, saranno regalati al pubblico mascherato lungo il «corso». E a piazza Mazzini, alle 14,45, in concomitanza con la diretta Rai, avverrà il lancio dei mazzolini. «Dopo i tulipani, il ranuncolo, l’anemone – spiega Cristiano Genovali, presidente provinciale Coldiretti – la primula è uno dei fiori prodotti in Versilia che, malgrado gli sforzi da parte delle aziende per non abbandonarne la produzione, è fortemente a rischio. Il Carnevale è una grande occasione per riportarlo sotto i riflettori e per valorizzarlo. La primula è un fiore bellissimo che fa venire voglia di Primavera».
Oggi, in Versilia si producono meno di 500 mila esemplari, una decina le aziende specializzate. Produrre un vasetto (misura 10) può costare, alla produzione, tra i 25-28 centesimi contro i 30-32 centesimi che la distribuzione paga alle aziende. «La primula non è una produzione economicamente “sostenibile” se non all’interno di una diversificazione di produzione interna aziendale - spiega Marco Carmazzi, presidente del distretto floricolo Lucca-Pistoia – da sola la primula non basta; il rischio è che le aziende preferiscano lasciare le serre vuote perdendo di competitività come accaduto nel fiore reciso o ripiegando su altre cultivar, con la scomparsa di questa simpatica piantina segno di primavera». Per produrre un vaso di primula «servono tre mesi di lavoro, oltre a terriccio, vaso, manodopera – continua Carmazzi – nonostante sia una produzione a bassi costi per le imprese, che non necessita di serre riscaldate e di particolari attenzioni, non riusciamo a stare sul mercato».
Una soluzione però c’è: «il consumatore ha un ruolo importantissimo – sostiene Carmazzi – così come sceglie vino oppure olio locale con consapevolezza, dovrebbe applicare lo stesso atteggiamento quando sceglie un fiore. Che siano fiori locali, italiani e di stagione».

redazione