Taglio accisa gasolio in serra: ok non entusiasta di Cia Pescia

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Il responsabile di Cia Pescia, Francesco Bini, illustra la riduzione a 25 euro + iva per 1000 litri dell’accisa sul gasolio usato nel riscaldamento delle coltivazioni in serra - fra cui quelle floricole - previsto nel “decreto del fare”. Soddisfazione ma senza entusiasmo: i risparmi non sono risolutivi ed è un punto interrogativo l’obbligo alla progressiva diminuzione dell’impiego di gasolio.

Per le aziende ortoflorovivaistiche più diffuse nella Valdinievole la riduzione dell’accisa sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle coltivazioni in serra a 27,5 euro (iva inclusa) per 1000 litri, a partire dall’agosto 2013, significherà un risparmio di alcune centinaia di euro all’anno. Un taglio dei costi senz’altro gradito, ma non tale da suscitare facili entusiasmi.
E’ quanto emerge da un colloquio col responsabile di Cia Pescia, Francesco Bini, a proposito della misura prevista nel “decreto del fare” approvato dal Consiglio dei ministri il 15 giugno scorso. Una misura che la Confederazione italiana agricoltori ha illustrato il 20 giugno con una comunicazione ai suoi iscritti che coltivano in serra.
Come ben riassunto nella tabella della comunicazione, l’attuale aliquota ordinaria dell’accisa sul gasolio è di 403,21 euro per 1000 litri, ma per gli agricoltori che coltivano in serra è in vigore un’aliquota agevolata pari al 22% dell’aliquota ordinaria, vale a dire 88,71 euro per 1000 litri (che con l’Iva diventano 97,58 euro). Dunque passando - come previsto dal decreto del fare - a una aliquota agevolata di 25 euro (iva esclusa) per 1000 litri si risparmiano oltre 63 euro ogni 1000 litri (-72%), cioè circa 6 centesimi al litro.
La nuova agevolazione sull’accisa, in vigore dall’1 agosto 2013, è riservata agli agricoltori professionali: i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli regolarmente iscritti alle rispettive gestioni previdenziali. Ma non è l’unico vincolo. Come si legge nella comunicazione della Cia, “la riduzione è subordinata all’obbligo assunto dagli agricoltori interessati, in sede di richiesta dell’assegnazione del gasolio […] di rispettare la progressiva diminuzione del consumo dello stesso”. In altri termini, come esemplifica Bini, “se nell’anno 2012 un’azienda ha consumato 15 mila litri di gasolio, per avere la riduzione dovrà l’anno successivo consumare meno di 15 mila litri”. Quanto meno? “Ancora non si sa”, dice Bini, ma arriveranno poi i necessari chiarimenti, in ultimo quelli di Artea.
Ma il punto interrogativo non è legato solo alla quantificazione della progressiva diminuzione del consumo di gasolio, ma alla logica stessa del vincolo. E al cronista che sottolinea l’apparente paradosso del voler da un lato ridurre i costi del gasolio per gli agricoltori e dall’altro obbligarli a diminuirne il consumo, Bini replica che in effetti non sembra questo il modo più immediato “per favorire l’aumento della produzione”.
Al di là di questa perplessità, Bini è comunque moderatamente soddisfatto per l’abbattimento dei costi delle coltivazioni in serra. Con un consumo medio annuale di 10 mila litri di gasolio, concentrati nei quattro mesi fra novembre e febbraio, spiega, le tipiche aziende dell’ortoflorovivaismo pesciatine potranno risparmiare circa 600 euro all’anno. Tuttavia, ricorda il responsabile di Cia Pescia, fino al novembre 2009, quando fu tolta l’esenzione, “le coltivazioni sotto serra non pagavano l’accisa”. E tale scelta, combinata con l’aumento dei prezzi del gasolio, ha fatto sì che negli ultimi anni si sia assistito a una netta riduzione delle produzioni invernali di fiori recisi e anche, da parte di alcune aziende, alla spostamento verso coltivazioni di piante a basso consumo di gasolio. “Mentre le aziende che avevano maggiore propensione all’investimento – spiega – hanno coibentato le serre riducendo la dispersione termica oppure sono passate alle caldaie a biomasse”.

Lorenzo Sandiford
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