L’agroalimentare toscano è in ripresa e ha recuperato i livelli del 2006

in Servizi

stefano casini benvenuti

Dopo i forti cali del periodo 2010-2012 negli ultimi 3-4 anni è incominciata una lenta ma costante ripresa. Il direttore dell’Irpet Casini Benvenuti: il settore agricolo ha invertito la tendenza e può tornare ad essere protagonista. Se si esclude l’alimentare, la provincia di Pistoia è la regina dell’agricoltura toscana per la produttività (con un valore aggiunto a lavoratore più del doppio di quello medio agricolo) e ancor più alla voce esportazioni.

«Nel confronto con la Toscana del 2006 l'agricoltura e l'agroalimentare toscano hanno mantenuto pressoché inalterati i livelli di produzione e valore aggiunto. Ed è un risultato maturato soprattutto negli ultimi tre-quattro anni, nei quali il comparto ha saputo recuperare i bruschi salti all'indietro del triennio 2010-2012, autentico epicentro della crisi». 
E’ la fotografia dei dati Irpet diffusa dall’assessorato all’agricoltura della Regione Toscana durante l’incontro di stamani di presentazione della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale in programma la prossima settimana a Lucca, che avviene appunto a distanza di 11 anni dalla precedente. I dettagli del confronto statistico con il 2006 (anno della ultima conferenza) saranno illustrati nella giornata di apertura dell'assise del 5-6 aprile, ma oggi sono stati anticipati alcuni dati.
Riguardo alla produzione, «il valore aggiunto di agricoltura e agroalimentare toscano – è riportato nel comunicato stampa diffuso oggi - ammonta a 3,2 miliardi di euro, di cui 2 miliardi (pari al 70%) da attribuire alla parte strettamente agricola. Tale valore è prodotto in misura sempre maggiore dalle coltivazioni legnose (in primis la viticoltura, la produzione di vino è infatti aumentata del 20% nel decennio). Significativo anche il contributo delle produzioni zootecniche (per un valore di oltre 500 milioni di euro), con una redistribuzione tra le tipologie di allevamenti: in aumento pollame e suini in diminuzione bovini, ovini e caprini». Come precisato in alcune tabelle presentate ieri da Irpet il valore aggiunto dell’agricoltura toscana si aggira intorno a un peso del 2,5% su quello dell’intera economia regionale. E se guardiamo la distribuzione provinciale del valore aggiunto agricolo, spicca quello della provincia di Pistoia, che si attesta infatti al 26% del valore aggiunto totale delle dieci province della regione (ed è presumibilmente da imputare quasi completamente al florovivaismo in senso esteso, cioè a comprendere in primis il vivaismo e poi la floricoltura).
Per quanto riguarda imprese e occupati «sono circa 72.000 le imprese agricole della Toscana. La tendenza dell'ultimo decennio è stata quella di una diminuzione delle aziende, ma anche di una loro crescita dimensionale: la dimensione media aziendale è passata da 6,5 a 10,5 ettari. Gli occupati in agricoltura sono attualmente 51.000. Anche in questo caso vi è stata una contrazione rispetto al 2006 (-12%) ma dal 2012 il numero di occupati è in costante crescita».
Infine «l'export dell'agroalimentare ha un valore di 1,8 miliardi di euro e corrisponde al 7% delle esportazioni toscane, al 6% delle esportazioni agroalimentari italiane. All'interno di questi dati si nota una crescita costante dell'export di prodotti agroalimentari, che rappresentano la fetta decisamente più consistente (1,6 miliardi) rispetto a quella dei  prodotti agricoli (221 milioni di euro). Le esportazioni hanno come paese privilegiato gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Regno Unito, Francia e Canada». Su questo fronte, come riportato dalle tabelle dell’Irpet presentate ieri, se si distingue l’agricoltura (prodotti di colture, animali e prodotti di origine animale, prodotti forestali, prodotti della pesca) dall’agroalimentare (carne e pesce lavorati, frutta e ortaggi lavorati e conservati, oli e grassi, prodotti dell’industria lattiera, prodotti da forno e altri prodotti alimentari e bevande) risulta che l’80% dell’export agricolo è concentrato nella provincia di Pistoia. 
«A livello generale – ha commentato per Floraviva Stefano Casini Benvenuti, direttore dell’Irpet – metterei in evidenza che l’agricoltura negli ultimi 3 anni ha avuto un’inversione di tendenza significativa su più piani: sul piano dell’immagine, su quello qualitativo, ma anche sul piano quantitativo, visto che sono aumentati gli addetti (e in altri settori questo non è successo). I numeri sono piccoli, però è interessante l’inversione di tendenza».
«Naturalmente – ha precisato Casini Benvenuti - questo può essere in parte dipeso anche dalla crisi di altri settori, ma ci sono attività agricole con elementi d’innovazione e ricerca importanti. Tutto questo fa sì che sia un settore che può tornare ad essere protagonista, anche per i suoi legami con il resto dell’economia. E poi per un aspetto che per l’agricoltura è sempre stato importante e che ora lo è diventato ancora di più: le ricadute sulle esternalità. Cioè l’agricoltura ha effetto sull’ambiente, sul territorio, per cui è importante avere anche piccoli appezzamenti in cui persone magari in pensione occupano un pezzo di territorio. E soprattutto sul paesaggio perché garantiscono un paesaggio toscano che ha degli effetti decisivi su tutta l’economia».
«Se si guarda la distribuzione della produzione agricola e delle esportazioni – ha aggiunto il direttore dell’Irpet - emergono due aree: una grande, che è il sud della Toscana, che è fortemente agricolo e con molti lavoratori, ma con una produttività media per lavoratore più bassa di quella regionale; e poi spicca Pistoia con il florovivaismo, che ha un numero di addetti non banale, ma emerge soprattutto per la produttività. Basti pensare che il valore aggiunto medio per lavoratore agricolo in Toscana è di 44 mila euro a testa, mentre a Pistoia siamo a 107 mila. Quindi è un settore forte. Le piante sono dal punto di vista della produzione, dell’immagine e del valore uno degli elementi fondamentali della nostra agricoltura».
 
Lorenzo Sandiford