Innovazioni scientifiche e pif per il vivaismo olivicolo al Crea-of di Pescia

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Alla presentazione del pif di Coldiretti “Extra vergine di oliva: dal vivaio alla tavola” un confronto sui contributi della ricerca (dai substrati di compost verde ad hoc sino alle nanotecnologie per la radicazione delle talee) e sul ruolo delle politiche di filiera, a partire dalla produzione di olivi, per lo sviluppo del settore olivicolo. Scambio di battute fra Del Ministro dei Vivai di Pescia, il direttore di Ivalsi-Cnr e Natali per Coripro sulle piante di olivo certificate virus esenti.

Le più che promettenti prospettive dell’uso su larga scala del compost verde in sostituzione della torba come substrato eco-compatibile ed economico per la coltivazione di ulivi (e non solo), la diffusione e il miglioramento della tecnica di propagazione per talea grazie all’ausilio delle nanotecnologie per favorire la radicazione, le tecniche per un’irrigazione efficiente e quelle per la caratterizzazione del germoplasma. Ma anche le certificazioni ambientali delle produzioni vivaistiche per guadagnare l’accesso a mercati di sbocco dove è necessario averle e i modelli produttivi a cui puntare.
Sono alcuni dei risultati e spunti di discussione affrontati nella giornata di studio del 7 luglio scorso al Centro di ricerca di orticoltura e florovivaismo (Crea-of) di Pescia sul tema “Il vivaismo olivicolo tra norme e qualità: innovazione, qualificazione e competitività della filiera olivicola”. Incontro durante il quale, oltre all’illustrazione dello stato di avanzamento del progetto integrato di filiera (pif) “3S ECO-nursery – Smart Specialisation Strategy” coordinato da Coldiretti con capofila l’azienda Marco Romiti Vivai, è stato descritto anche un nuovo progetto integrato di filiera (pif) dedicato specificamente alla filiera olivicola e intitolato “EVO (Extra vergine di oliva: dal vivaio alla tavola”, che Coldiretti intende presentare al prossimo bando regionale sui pif (vedi nostro articolo-intervista sul pif e il modello di olivicoltura a cui si ispira).
A moderare i lavori, Gianluca Burchi, responsabile del Crea-of di Pescia, che ha prima portato il saluto dell’assessore all’agricoltura della Regione Toscana Marco Remaschi e ha poi passato la parola al consigliere regionale Marco Niccolai. «Un progetto sul vivaismo olivicolo che ha il proprio cuore a Pescia, territorio storicamente vocato a tale comparto, spero irradiandosi in tutto il territorio provinciale, è un segnale importante» ha detto Niccolai. Dopo di lui è intervenuto Mauro Centritto, direttore di Ivalsa-Cnr (Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche), che ha ricordato le attività del suo istituto sul fronte dell’olivicoltura (la collezione di più di 1000 genotipi di olivo, con le oltre 80 varietà del germoplasma olivicolo toscano, tutte caratterizzate dal punto di vista genetico; la selezione fra questi ultimi genotipi di 13 cloni superiori dal punto di vista qualitativo sotto il controllo del Servizio fitosanitario regionale; e tanti filoni di ricerca) e ha sostenuto che «dobbiamo fare un salto tecnologico: dobbiamo pensare a nuove tecniche per rendere più economici e veloci i meccanismi di moltiplicazione e recuperare il ritardo di 30 anni rispetto alla Spagna». Michela Nieri, presidente di Coldiretti Pistoia, ha spiegato che il Pif “EVO” «nasce da un’esigenza dei nostri produttori di riqualificare la produzione dandogli più valore aggiunto». «Abbiamo oro, ma i produttori faticano a reggere economicamente - ha dichiarato -. Gli hobbisti si ritirano, troppa burocrazia e costi. E all'orizzonte accordi come il Ceta potrebbero dare il colpo di grazia, prevedendo l'indifferenziazione delle produzioni, annullando la territorialità. È, quindi, ancora più indispensabile fortificare il nostro sistema produttivo: ed è quello che si propone il nostro progetto».
Poi è toccato a Nicola Del Ministro, vice presidente dell’associazione Vivai di Pescia, che ha ringraziato per l’opportunità di questo «incontro fra chi produce conoscenza e gli imprenditori che la trasformano in business. Un’occasione importante di dialogo, anche perché non ce ne sono molte, un po’ per mancanza di tempo un po’ perché esistono dei compartimenti stagni fra ricerca e imprese». Del Ministro ha aggiunto che «sicuramente è importante l’attività di creazione di conoscenza, tuttavia la conoscenza va diffusa in un modo più ampio, anche sul web» e ha sostenuto che la conoscenza scientifica non dovrebbe essere «veicolata in esclusiva» e che tutti dovrebbero «poter accedere in condizioni di uguaglianza alle certificazioni» degli olivi virus esenti (alludendo a quelle del Coripro). Gli ha replicato Burchi affermando che la ricerca pubblica si fa in due modi: tramite bandi oppure «per conto di privati» che fanno richiesta. A sua volta Centritto ha risposto: «le piante commercializzate come virus esenti sono del Coripro; noi le abbiamo in gestione nel campo di premoltiplicazione e si tratta di 13 varietà. Più in generale, noi sviluppiamo attività di ricerca con tutti i soggetti del territorio. Precisato questo, sono d’accordo che la ricerca debba ricadere sul territorio».
Marco Romiti ha parlato dell’esperienza del suo pif “3S ECO-Nursery”, che è iniziato nell’aprile del 2016 e terminerà nell’aprile del 2018, il quale prevede un totale di oltre 5 milioni e 300 mila euro di investimenti (di cui 2 milioni e 260 mila euro coperti da contributi a fondo perduto della Regione Toscana) diretti a innovare e rendere più ecosostenibile la produzione e tutta la filiera vivaistica (non olivicola in questo caso). Uno degli aspetti caratterizzanti di questo pif, ha spiegato Romiti, è consentire alle aziende partecipanti di ottenere certificazioni ambientali quali Emas e Mps che consentono di accedere a mercati di sbocco per i quali sono necessarie, come ad esempio quelli olandese, tedesco e svizzero.
Sono poi iniziati gli interventi scientifici. Raffaella Petruccelli, ricercatore dell’Ivalsa-Cnr, presentando alcune sperimentazioni applicate al vivaismo olivicolo (nei tre filoni principali dei substrati, dei sistemi di propagazione e degli stimolanti), si è soffermata sulle buone prospettive del compost come substrato sostitutivo privilegiato, fra i vari possibili, della torba. Quest’ultima infatti non è eco-compatibile e «incide sul costo di produzione delle piante fra il 12% e il 22%». La normativa sui fertilizzanti distingue tre tipi di ammendanti compostati: il compostato verde (da residui organici solo vegetali), il compostato misto (derivante anche dalla frazione organica di residui solidi urbani, rifiuti di origine animale ecc.) e il torboso composto (miscela di torba con compostati verdi o misti). Il compost ha il grande vantaggio di costare pochissimo e di essere facilmente reperibile, ma bisogna essere in grado di determinarne precisamente le caratteristiche chimico-fisiche, che possono differire molto da un prodotto all’altro anche della stessa categoria di ammendante. In ogni caso le verifiche fatte, anche all’interno del pif “3S ECO-Nursery”, sono risultate positive, soprattutto con «compost maturi e stabili, di color scuro e senza cattivi odori». «Per quanto riguarda la propagazione – ha spiegato Raffaella Petruccelli a Floraviva al termine dell’incontro - l’olivo viene propagato per innesto o per talea e c’è anche la micropropagazione, ma in realtà le due tecniche principali sono l’innesto e la talea e la produzione di piante innestate è superiore a quella per talea (circa 60 contro 40 per cento)». Tuttavia «con la talea in un anno hai la piantina, mentre per l’innesto sono necessari 2 anni». La talea, ha aggiunto, «è una tecnica che consente di ottenere materiale in diversi periodi dell’anno e non richiede maestranze specialistiche ed è una tecnica molto più semplice da portare avanti». Soprattutto in alcune regioni, ha proseguito, «si preferiscono le piante innestate, perché dicono che la pianta auto radicata ha un apparato radicale più superficiale, con problemi dove c’è vento, ecc. Però in realtà le piante auto radicate vanno benissimo per l’olivicoltura, anche perché non si vendono più piante alte 2 metri ma piantine di praticamente meno di 1 anno e che non hanno nessun problema al trapianto in campo». Quindi, per Raffaella Petruccelli, «è su quella tecnica che bisogna lavorare e ci stiamo lavorando nel pif utilizzando le nanotecnologie […] con i liposomi per veicolare l’ormone nella base della talea per favorire l’emissione di radici, cioè cerchiamo di vedere come il rilascio controllato dell’ormone influenza l’emissione di radici nella talea». Il riferimento è agli studi presentati in una delle relazioni successive, “Le nanotecnologie come strategia ‘verde’ nella radicazione dell’olivo: tecniche in via di sperimentazione” di Ilaria Clemente (Università di Firenze), dai quali risulta che il trattamento delle talee con i liposomi è molto efficace nell’indurre la formazione di radici.
Daniele Massa, ricercatore del Crea-of di Pescia, ha trattato invece le “Tecniche e tecnologie per aumentare l’efficienza irrigua nel vivaismo olivicolo”. Innanzi tutto ha ricordato che nella coltivazione intensiva in vaso si verificano spesso drenaggi eccessivi di acqua (con conseguenti ripercussioni sui fertilizzanti che possono diventare inquinanti). Poi ha sostenuto che, in base alle sue sperimentazioni, l’approccio migliore all’irrigazione è un sistema integrato che combina l’uso di modelli di simulazione dell’evapotraspirazione in base a vari parametri ambientali e di veri e propri sensori che misurano l’umidità delle piante e del suolo. Tommaso Ganino (Università di Parma), nella sua relazione “Tecniche genetiche per la caratterizzazione del germoplasma”, ha parlato dei vari marcatori molecolari che possono essere utilizzati per determinare l’impronta genetica delle cultivar di olivo, in particolare degli ssr (simple sequence repeats, cioè sequenze ripetute di dna) o microsatelliti. «Purtroppo – ha osservato Ganino - nel germoplasma italiano ci sono molti problemi di identificazione varietale. Però è importante rimettere ordine all’interno del germoplasma italiano, cosa che purtroppo, nonostante innumerevoli progetti, ancora non si è riusciti a fare». Questa la sua conclusione: la certificazione è importante nel campo vivaistico, ma per fare questo ci vogliono schede varietali, uno standard varietale e delle tecniche condivise e poi conservare in un campo-collezione tutte le piante madri ed usare tecnologie Rfid per evitare le confusioni di cartellino. Giorgio Bartolini (Ivalsa-Cnr), nel suo excursus “Olivicoltura tra tradizione e modernità”, ha fra l’altro toccato i seguenti due argomenti: 1) la difficoltà di scegliere la varietà giusta di pianta quando si vogliono fare nuovi impianti di olivi, magari intensivi o super intensivi, considerando anche il fatto che «se prendo una cultivar e la sposto in un altro ambiente ci saranno molti cambiamenti dal punto di vista qualitativo»; 2) una maggiore prudenza nel parlare degli effetti benefici sulla salute dell’olio extravergine, effetti positivi che indubbiamente esistono, ma che non sarebbe corretto gonfiare a dismisura.
Infine Roberto Natali, consulente di Coripro, ha ripercorso la storia del consorzio, che è nato nel 1993 per garantire la moltiplicazione del materiale vegetale sotto il controllo del Servizio fitosanitario, e ha ricordato che dal 2000 è iniziata una terza fase focalizzata sul «compito di portare avanti i progetti di certificazione delle piante». Il Coripro, ha detto Natali, partecipa a vari progetti: sui substrati, per il miglioramento delle tecniche di riproduzione e sulla «tracciabilità mediante microchip dal campo fino alla vendita». «Siamo disposti – ha aggiunto - a lavorare con tutti i vivaisti pesciatini». Più in generale, Natali ha sostenuto che «l’olio toscano può mantenere dei prezzi elevati. Noi abbiamo business plan basati su costi di produzione da 4,5 euro al kg di olio prodotto, perché adesso si vende a un prezzo da 10 euro fino a 20: c’è mercato, in tutto il mondo, per l’olio toscano». La ricerca, per Natali, può dare una mano a identificare anche olivi autoctoni adatti a sistemi più intensivi di coltivazione.
A concludere l’incontro è stato il direttore di Coldiretti Pistoia Simone Ciampoli (vedi nostro articolo-intervista) che ha sottolineato alcuni dati: «nonostante olio toscano e varietà toscane di piante di olivi siano molto richieste dal mercato, calano vistosamente gli ettari di uliveto in Toscana: rispetto al 2000, la superficie nel 2010 era calata del 4,1%, percentuale più che quadruplicata nel 2015 (meno 17,7%). La frammentazione della proprietà degli uliveti condotti da persone anziane e gli elevati costi di mantenimento ne sono la causa. Di contro aumentano le superfici certificate Igp». «Certamente – ha commentato Gianluca Burchi dopo la fine dell’incontro - aver riunito in una sola mattinata e in una sola sala le eccellenze del settore della ricerca, le associazioni principali del vivaismo olivicolo e le principali aziende che producono piante di olivo qui a Pescia e in tutto il comprensorio di Pistoia è stato un grosso risultato. Quindi l’interesse è stato elevato. Un po’ è mancata forse nel dibattito finale qualche proposta da parte delle aziende, ma speriamo che comunque gli elementi forniti dai ricercatori, che hanno presentato diversi aspetti, e dalla Coldiretti che ha proposto il progetto, siano serviti per rielaborare le loro esigenze nei prossimi giorni e presentare qualche loro proposta». Al fine anche di «definire ulteriormente il progetto di Pif».
 
Lorenzo Sandiford