Più qualità, prezzi alti e meno quantità per l’olio toscano

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E’ la ricetta proposta dal titolare della Spo di Pescia Pietro Barachini, con l’espressione «linea super extravergine», in risposta alla concorrenza dei produttori stranieri e per evitare fenomeni come le frodi emerse negli ultimi giorni in Italia. Proposta in linea con quella del Consorzio dell’Olio Toscano Igp, ma portata alle estreme conseguenze.

Una vasta gamma di oli extravergine d’oliva, anche monovarietali, di qualità elevatissima e venduti a prezzi nettamente più alti di quelli di oggi, anche più del doppio. Una sorta di «linea del “super extravergine” toscano» certificata lungo tutta la filiera dalla pianta alla bottiglia per consumatori consapevoli, di nicchia, ma in tutto il mondo. E il coraggio di non preoccuparsi troppo della quantità prodotta di anno in anno in conseguenza dell’andamento climatico.  
E’ questo, in sintesi, lo scenario che si auspica per il settore olivo-oleicolo della nostra regione Pietro Barachini, titolare della Spo (Società pesciatina d’orticoltura), importante azienda produttrice di olivi nel cuore dell’olivicoltura della Toscana, il territorio di Pescia. Un vivaio che vende olivi soprattutto all’estero (70% della produzione) e in particolare nell’Est Europa e in Asia, con ormai soltanto il 15% circa destinato alla Toscana quasi esclusivamente per il «rinfoltimento».
«Quello che è venuto fuori in questi giorni – sostiene Barachini – è il risultato di anni e anni di confusione nel mercato dell’olio. Noi ci troviamo oggi in Toscana davanti a un bivio: da un lato la produzione di alta qualità dell’extravergine, dall’altro la diffusione di extravergine di provenienza estera che passa dalla Toscana per poi andare nel mondo. Questo crea confusione nell’utente finale, perché queste due strade non sono sufficientemente distinte agli occhi del consumatore, nonostante le normative sulle etichettature».
«Ad esempio, il Consorzio per la tutela dell’Olio Extravergine d’Oliva Toscano Igp – continua Barachini, che aderisce al Consorzio – ha portato avanti una lodevole sensibilizzazione del marchio toscano, ma oggi bisogna fare ulteriori sforzi e stringere le maglie ancor di più, nonostante i rischi di produzione limitata. Bisogna avere la forza tutti insieme di creare una rete fra produttori di piante, produttori di olio e frantoi che unisca con maggiore efficacia tutta la filiera». E che porti, appunto, sul mercato una linea di super extravergine toscano di qualità elevatissima e persino «salutare», attributo quest’ultimo che vale però solo quando «l’olio è prodotto in modo naturale».
«Per dare un’identità forte a questa linea di super extravergine – aggiunge Barachini – non bastano le cinque varietà di piante più diffuse oggi nella nostra regione e che sono alla base del blend toscano, perché sono presenti ormai in tutto il mondo. Ma noi abbiamo la fortuna di conservare un germoplasma (cioè un corredo di materiale genetico) contenente tantissime varietà anche antiche di olivi, un centinaio circa, che non sono al momento coltivate. Ecco potremmo programmarne la coltivazione e diffusione puntando a una certificazione totale dalla produzione della pianta fino alla bottiglia dell’olio». Si potrebbero produrre in questo modo «anche oli monovarietali o blend diversi adatti a certi tipi di consumo e di piatti».
Questo è il futuro, secondo Barachini, e comporta che l’olio toscano sarà venduto «a prezzi nettamente superiori» rispetto ad oggi. E di fronte al rischio che siano troppo pochi i consumatori disposti a comprare un olio così caro, ecco la sua replica: «Quando l’utente ha le idee confuse, come accade oggi con le frodi o con i casi di olio straniero fatto passare come nostrano, il consumatore finisce per guardare solo al fattore prezzo. Ma una volta che il prodotto è davvero di grandissima qualità, certificata lungo tutta la filiera, ed è diventato un marchio famoso, è possibile alzare i prezzi». Insomma il prodotto sarebbe di nicchia, ma con l’apertura odierna sul mercato globale si tratterebbe di una nicchia di consumatori sufficientemente grande per soddisfare le esigenze dei nostri produttori.
La prospettiva tracciata dal titolare di Spo ha un risvolto molto positivo anche dal lato dei produttori di olivi. In primis, ovviamente, perché le varietà di piante “tirate fuori” dal germoplasma dovrebbero essere coltivate e vendute ai produttori di olio. Ma anche perché gli olivicoltori – che vendono le piante di olivo «a prezzi invariati da dieci anni» - avrebbero un po’ di margine in più nella vendita di piante così speciali, che non si trovano altrove.   
«La Toscana, anche per ragioni climatiche, - conclude Barachini - non è adatta alle coltivazioni super intensive e non deve puntare sull’abbattimento dei costi di produzione. Abbiamo tutto per fare la qualità: dalle varietà genetiche fino ai migliori macchinari e frantoi».

Testo pubbliredazionale