A Flormart il debutto della nuova collezione di Pinus sylvestris di Chiti Vivai

A Flormart il debutto della nuova collezione di Pinus sylvestris di Chiti Vivai

L’azienda vivaistica pistoiese Chiti Vivai in evidenza a Flormart con una nuova produzione di Pinus sylvestris ‘Watereri’ sia a bonsai che a pon pon. Il titolare Alberto Chiti: «le nostre produzioni sono sempre più ecosostenibili e stiamo riducendo il glifosate sia in vaso che in pieno campo».

 
Fra le aziende a tenere alta la bandiera del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia alla 72^ edizione di Flormart – The Green Italy, organizzata da Fiere di Parma da ieri fino a domani presso la storica sede della Fiera di Padova, c’è l’azienda pistoiese di via Lungo Stella 19 Chiti Vivai. Un’azienda specializzata nella produzione di conifere e conifere nane, soprattutto attraverso la coltivazione “a forma libera” (vedi). 
Floraviva ha incontrato oggi il titolare Alberto Chiti per farsi illustrare le novità aziendali, con particolare riferimento a questioni di attualità come la transizione ecologica e l’impatto del cambiamento climatico, ma soprattutto le novità di prodotto in esposizione allo stand a beneficio dei compratori presenti in fiera.
Sono passati quattro anni dall’ultima volta che vi abbiamo intervistati, che novità avete da segnalare sul fronte della produzione?
«Siamo qua con la nostra tipica produzione, che riguarda le conifere, conifere nane e conifere a forma. Quest’anno abbiamo puntato molto su una nuova produzione di pini: Pinus sylvestris e Pinus sylvestris ‘Watereri’ (o ‘Nana’), formati sia a bonsai che a pon pon. È una nuova collezione a cui abbiamo lavorato da diversi anni e che cominciamo a commercializzare quest’anno».
Quindi questo è il debutto sul mercato?
«Sì, è il debutto sul mercato di questa collezione. Ovviamente si tratta di piante prodotte da noi ed essendo di lunga lavorazione ci sono voluti un po’ di anni».
Quali caratteristiche sono da evidenziare di questa collezione di piante, che cosa le rende appetibili?
«Sicuramente sono piante resistenti a tutte le tipologie di clima. A caratterizzarle è il colore, questo colore azzurro argentato che in qualsiasi periodo dell’anno dà un bel tono al giardino o al luogo in cui viene sistemata la pianta. Poi per quanto riguarda il resto, la nostra produzione di conifere a forma, fusti e mini fusti, che ci contraddistingue, cerchiamo sempre di mantenerla e di migliorarne la qualità».
Da prima della pandemia ad oggi come si è evoluto il mercato in rapporto alla vostra produzione di piante?
«Devo dire che dal post Covid a ora è cresciuto l’interesse per questo tipo di produzioni».
E in rapporto al clima ci sono trend da segnalare?
«Noi continuiamo a registrare una forte richiesta di piante resistenti al freddo, perché le nostre piante spesso vengono vendute in zone dove fa parecchio freddo».
Nei mercati del Nord Europa?
«In Nord Europa, ma anche nelle aree di montagna e in Nord Italia. Quindi diciamo che cerchiamo sempre di migliorare su questo aspetto della resistenza al freddo delle nostre piante».
Ma il clima così mutato, con questi estremi ambientali, ha qualche effetto sulla conduzione del vivaio?
«Avremmo dovuto magari in queste due ultime estati torride introdurre, che so, un po’ più di ombrari ma non abbiamo avuto la possibilità di farlo. Siamo riusciti a salvare quasi tutta la produzione, anche se l’improvvisa ondata di calore di due/tre settimane di quest’estate ci ha spaventato lì per lì».
Sul fronte della transizione ecologica verso l’ecosostenibilità come state procedendo?
«Noi stiamo riducendo il più possibile l’uso di glifosate usando la pacciamatura contro le infestanti e nel pieno campo siamo tornati al lavoro quasi totalmente manuale, a parte qualche intervento mirato, vale a dire all’estirpazione manuale delle erbe infestanti con fresatura e zappatura».
Quindi riuscite a ridurre il glifosate anche in pieno campo?
«Sì, stiamo cercando di farlo, unendolo al fatto che la lavorazione manuale del terreno, con la fresatura per esempio, tende a mantenere il terreno più fresco e quindi consente di irrigare un po’ meno, il che significa un risparmio sia idrico che energetico».
Pertanto in vaso la pacciamatura e in pieno campo l’estirpazione manuale, tranne poche somministrazioni mirate?
«Sì, le limitiamo al massimo».
Che segnali e/o spunti arrivano da questa edizione di Flormart?
«Noi come di consueto da tanti anni partecipiamo a questa fiera e abbiamo sempre avuto dei buoni contatti e delle soddisfazioni. Quest’anno, dopo una prima giornata un po’ deludente in termini di partecipazione, oggi, secondo giorno di manifestazione, c’è stata una significativa ripresa con miglioramento dell’affluenza e dei contatti di lavoro».
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Redazione Floraviva
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