Il presidente dei Vivaisti Italiani: «meno fiere e presenzialismi, più marketing e coesione»

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Intervista a Vannino Vannucci, presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani, che punta ad allargare la base associativa in tutta Italia: «il bonus verde, per quanto non ancora definitivo, prova che se il settore è unito i risultati arrivano». Tra le prossime azioni, una proposta italiana, snella e gestibile, di attuazione della tracciabilità a scopo fitosanitario imposta dal Reg. Ue 2016/2031 per la protezione delle piante da organismi nocivi.


La presenza al tavolo Italia-Turchia sulle questioni riguardanti l’import-export di alcune essenze; il proprio contributo all’approvazione della Carta dei valori del Distretto vivaistico-ornamentale di Pistoia; la partecipazione attiva ai piani di sviluppo rurale e sull’autocontrollo fitosanitario; il rinnovo dell’intesa con l’Accademia dei Georgofili in concomitanza con la giornata di studio sul nuovo regime fitosanitario europeo; la firma di un protocollo d’intesa e la successiva accoglienza di operatori del Burkina Faso per un progetto formativo sull’attività vivaistica, in collaborazione con la Fondazione “Un raggio di luce”, il Comune di Pistoia e Water Right Foundation.  
Sono alcune delle attività svolte quest’anno dall’Associazione Vivaisti Italiani che ci ha ricordato Vannino Vannucci, presidente dell’associazione nonché titolare dell’azienda leader del distretto vivaistico pistoiese, il più importante distretto italiano ed anche a livello europeo, in occasione di una recente visita di Floraviva al suo Nursery Park. A Vannucci abbiamo chiesto di parlarci dell’Associazione da lui presieduta, tenendo conto anche di temi attuali come il “bonus verde” inserito nella manovra finanziaria 2018 e il nuovo regime fitosanitario europeo, con al centro il Regolamento Ue 2016/2031 contenente le misure per la protezione delle piante da organismi nocivi, i cui articoli 69 sulla tracciabilità e 70 sugli spostamenti di piante all'interno e tra i siti degli operatori professionali, a cominciare dai produttori di piante, hanno suscitato forti preoccupazioni fra i vivaisti italiani per l’insostenibile aggravio burocratico che comporteranno.
«Nati come Associazione Vivaisti Pistoiesi, da oltre un anno e mezzo ci siamo trasformati in Associazione Vivaisti Italiani – ha esordito Vannino Vannucci -. L’associazione si occupa delle problematiche del settore vivaistico-ornamentale cercando di portare avanti le istanze dei propri associati, che sono ormai intorno a 200 in tutta Italia, di cui la maggior parte concentrati nel territorio pistoiese, per cui sono tanti».
Come vi collocate nel contesto della filiera florovivaistica e dei settori agricoli confinanti?
«Noi aggreghiamo aziende vivaistiche, non floricole, e ci caratterizziamo per l’attenzione che prestiamo a non intaccare il ruolo e l’operato delle associazioni sindacali agricole, cioè Cia Coldiretti e Unione agricoltori (Confagricoltura). Anzi il nostro obiettivo è proprio quello di collaborare con loro e portare avanti in maniera trasversale tutte le problematiche del settore, perché molto spesso le nostre associazioni sindacali non hanno il tempo e le risorse per individuarle e per affrontarle con la necessaria rapidità. Noi cerchiamo di renderci utili nel portare le nostre istanze settoriali a livello regionale e anche nazionale, perché purtroppo di problematiche ce ne sono: fitosanitarie, fiscali e anche commerciali».
Fate parte anche voi, vero, del Coordinamento Nazionale della Filiera del Florovivaismo e per il Paesaggio, che ha ottenuto recentemente, dopo due anni di iniziative di comunicazione e divulgazione nelle sedi istituzionali, un primo risultato concreto con il riconoscimento del bonus verde?
«Non solo ne facciamo parte, ma siamo fra i fondatori di questo coordinamento, che è nato [il 20 novembre 2015 a Brescia, ndr] da una collaborazione fra la nostra associazione e altri soggetti della filiera florovivaistica, fra cui anche il Distretto vivaistico-ornamentale pistoiese. Quindi siamo tra coloro che hanno contribuito a livello nazionale a questo primo, non ancora definitivo risultato».
Ecco, a questo proposito, vi soddisfa la formulazione del bonus, che dovrebbe prevedere la detraibilità del 36% delle spese per interventi nel verde privato fino a 5 mila euro?
«Siamo molto soddisfatti del lavoro di gruppo intrapreso per il raggiungimento di tale obiettivo. Raramente tutto il settore è stato così compatto ed unito. Lavorare in squadra paga sempre! Riteniamo che il verde abbia bisogno di questo tipo di promozione a carattere nazionale, al pari di altri settori economici come quello edile, automobilistico o di complemento di arredo (casalinghi, mobili, ecc.), poiché l'incentivazione alla realizzazione di spazi verdi potrà solo contribuire a vivere meglio nelle nostre case, nei nostri quartieri e nelle nostre città».
Oltre al bonus verde, quali sono gli altri temi più importanti affrontati quest’anno dall’Associazione Vivaisti Italiani?
«Fra questi va citata certamente la tracciabilità a fini fitosanitari imposta dal nuovo Regolamento Ue 2016/2031, che è una questione complessa che ci creerà sicuramente tante complicazioni a livello burocratico e gestionale. La tracciabilità è una cosa seria, ma non va attuata danneggiando le aziende vivaistiche italiane. Per questo, noi insieme ad altre associazioni e aziende vivaistiche, abbiamo messo dei tecnici al lavoro e ho già partecipato anch’io in prima persona ad alcuni incontri, perché siamo intenzionati a presentare una proposta di attuazione del Regolamento 2031 al direttore del Servizio Fitosanitario Nazionale Bruno Caio Faraglia, che lo scorso maggio a Firenze in occasione di un incontro all’Accademia dei Georgofili si mostrò aperto ad ascoltare le istanze del mondo produttivo» (vedi nostro articolo).  
Può già anticipare qualche elemento di questa proposta? Mi par di ricordare la vostra contrarietà all’obbligo di tracciare addirittura tutti i movimenti delle piante interni alle aziende.
«Su questo mi auguro proprio di sì, che si possa evitare. Poi su come realizzare questa tracciabilità si sta lavorando su un paio di idee. Per i dettagli vedremo, comunque puntiamo a lavorare sì in maniera documentata, ma semplificata».
Quando sarà pronta la proposta?
«L’idea è di presentarla nei primi mesi del prossimo anno».
Quali altri obiettivi vi prefissate per il 2018?
«Intanto bisogna continuare l’attività del Coordinamento nazionale di filiera, perché l’unità fra i soggetti del settore, la presenza attiva di un gruppo vero che parla lo stesso linguaggio sta dando risultati. A mio avviso, sono auspicabili meno presenzialismi alle fiere e meno individualismi, a vantaggio di una maggiore coesione e più ricerche di marketing».
Insomma anche un’azione di lobbying tesa a far capire i benefici dell’industria verde ai politici e alle istituzioni, proprio come indicato a Flormart dai presidenti di Aiph ed Ena, le associazioni internazionali del vostro settore (vedi nostro articolo)?
«Certamente, ma questo è proprio il lavoro che l’Associazione Vivaisti ha svolto sin dalla nascita, oltre 10 anni fa. Siamo partiti a livello locale, provinciale, perché Pistoia non è facile, perché siamo tanti e si ha un impatto importante nel territorio. L’associazione aveva come scopo proprio quello di far conoscere al territorio il valore positivo del settore, non solo dal punto di vista economico e occupazionale, che pure conta moltissimo, ma anche da quello dell’impatto positivo sull’ambiente, perché noi siamo il polmone dell’area metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia. Va ricordato infatti che il distretto pistoiese è un parco di 5 mila ettari di piante in produzione che creano una quantità di ossigeno eccezionale. […] Quindi la nostra attività è sempre stata svolta in tale direzione, allo scopo di far comprendere l’impatto positivo del settore del verde».
Ha fatto un cenno anche alle ricerche di marketing…
“Certo, perché noi cerchiamo di dare degli spunti ai produttori su come cambiare i sistemi di produzione adattandosi alle mutate esigenze di mercato. Lo facciamo silenziosamente, senza annunci roboanti, ma con attività concrete di analisi e studio. E non ci limitiamo a questo, perché nel frattempo, negli ultimi 5 anni, c’è stata una crisi molto difficile nel settore e una contrazione del mercato che ha causato diverse problematiche, per cui come associazione cerchiamo di dare una mano alle aziende in difficoltà».

Lorenzo Sandiford

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