Il Giardino di Villa Garzoni: la favola illuminista parla a quella contemporanea

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Maria Adriana Giusti, architetto e professoressa ordinaria di restauro al Politecnico di Torino, ci conduce, attraverso i suoi studi e le sue ricerche, alla scoperta della favola del Giardino Storico di Villa Garzoni, regalandoci una suggestione particolare verso quello che potrebbe essere il suo futuro prossimo, in stretta connessione con il Parco di Pinocchio e la cittadina di Collodi.

mariagiusti.jpgPotremmo restare per molto tempo ad ascoltare Maria Adriana Giusti che racconta il mistero racchiuso dal Giardino di Villa Garzoni: le sue profonde conoscenze storico-artistiche si intrecciano alle sue innate doti di comunicatrice. Il nostro viaggio comincia così alla scoperta di un Giardino Storico troppo spesso incompreso, ma che rappresenta «uno straordinario complesso monumentale», come sottolinea subito Maria Adriana.
La storia di questo Giardino, il cui fascino non è minore di quello dei grandi giardini europei, si apre e si chiude con due Romano Garzoni: il primo, nei primi decenni del Seicento, avviò la costruzione barocca del palazzo e del Giardino dando una configurazione spaziale molto simile a quella attuale. L'altro Romano Garzoni, nella seconda metà del Settecento, grazie alla sapienza dell'architetto ed erudito lucchese Ottaviano Diodati, fornisce al giardino l'affascinante sistema teatrale che si avvale di un complesso sistema idraulico, che ancora oggi permette i giochi d'acqua.
 
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Il palazzo è una villa di confine in cui la famiglia Garzoni si era insediata al limite fra le due “Pescie”, la Pescia fiorentina e la Pescia lucchese, dando vita ad un intreccio di culture provenienti da due diversi Stati. L'impianto prospettico fra giardino e palazzo era già ben stabilito con la sua impostazione teatrale attorno al 1670. «Il giardino si presentava e si presenta ancora oggi come una grande macchina teatrale. All'ingresso troviamo la platea con la tipica forma a campana, considerata perfetta per l'acustica, proseguendo incontriamo le statue dei due Satiri, un maschio e una femmina, che aprono la vera e propria scena, che si svela solo ad un occhio consapevole, grazie a un artificio anamorfico. L'espediente illusionistico a scala paesaggistica è ben visibile infatti solo fuori dalla Villa Garzoni, esattamente nel punto dove oggi troviamo il Monumento ai Caduti: da qui possiamo ammirare affascinati la scena nascosta nel Giardino» ci svela Maria Adriana.
 
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La grotta di Nettuno, le due "Pescie" ai lati, le quinte sempreverdi di lecci e cipressi, e, al centro, la morfologia di un mascherone che, grazie alle ricerche e agli studi di Maria Adriana, possiamo oggi identificare come Encelado, uno dei Giganti della mitologia, capace di provocare i terremoti (da notare che poco più in alto troviamo anche la statua della Fama, sua sorella).
 
 
Dall'Eneide di Virgilio Maria Adriana è risalita abilmente a questo personaggio mitologico che ci fornisce la chiave di lettura di tutta la messa in scena del Giardino: il terremoto. «L'idea del caos primigenio del resto è alla base di ogni giardino – prosegue Maria Adriana – rappresenta la sua essenza stessa in dialettica con l'ordine della Natura. La parte in cima alla scalinata del Giardino di Villa Garzoni è poi il terremoto stesso, qui troviamo infatti un illusionistico dissesto murario con archi deformati volutamente.»
«La chiave interpretativa ce la fornisce Ottaviano Diodati, editore e commentatore dell'Encyclopèdie, esponente dell'illuminismo lucchese, molto interessato al fenomeno dei terremoti. Basti pensare che dopo il terremoto di Lisbona del 1755, a cui Voltaire aveva dedicato un Poema, Diodati aveva dato vita al progetto di un edificio antisismico, che pubblica nell'edizione lucchese dell' Encyclopèdie.»
 
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Il legame fra mito, storia e pensiero illuminista è dunque inscindibile e da approfondire oggi in vista di una riscoperta del Giardino di Villa Garzoni da visitare con in mente questo racconto preciso e suggestivo. «Un giardino è una delle arti più complesse, esso ha molti legami con la musica: risente del tempo della natura e di quello dell'uomo, che qui proietta le sue culture che si susseguono.» precisa Maria Adriana. La vegetazione è l'aspetto più mobile, come vediamo nella platea floreale del Giardino di Villa Garzoni, dove i fiori sono le comparse stagionali di questo teatro. Maria Adriana ci ricorda che un tempo qui sorgevano ranuncoli in ottobre e novembre, bulbacee di qualsiasi tipo, anemoni in luglio e agosto, e molte rose di varie specie. In alto troviamo invece, ancora oggi, gli agrumi e nelle quinte del teatro i sempreverdi, lecci e cipressi.
 
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Ci chiediamo allora, a questo punto del nostro percorso ricco di meraviglia, come questa favola illuminista del teatro e della messa in scena del terremoto, possa dialogare con la favola contemporanea del Parco di Pinocchio e del paese medievale di Collodi. «La favola illuminista e la favola contemporanea – risponde prontamente Maria Adriana – sono parte di un'unica storia che va raccontata a tutti i visitatori. Molti miei studenti hanno lavorato, su mia indicazione, su percorsi di collegamento e unione fra il Giardino Storico di Villa Garzoni, il Parco di Pinocchio e Collodi. I quattro Elementi collegano il burattino di legno Pinocchio, il territorio circostante, le pietre e le rocce che creano il volto di Encelado, ma che ritroviamo anche nel paesino di Collodi, la natura del Giardino, tessendo un'unica trama che tutti possono ascoltare, percepire e godere. La visita al Giardino Storico potrebbe allora essere ripensata con la chiave di lettura della messa in scena del terremoto e del gioco del teatro, a vari livelli di fruizione, per grandi e piccini.»
Raccontare la storia racchiusa nel Giardino di Villa Garzoni, accanto a quella di Pinocchio, significa stimolare i visitatori ad un ritorno per scoprire aspetti e personaggi, che magari non si sono colti subito, o per scoprirne addirittura di nuovi perché l'incanto di una favola non finisce mai.
 
Anna Lazzerini