Giardini da intervista: la Valchiusa del Sismondi, un'ipotesi di restauro

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Su una collina che si affaccia al centro di Pescia sorge il giardino di Villa Sismondi, sede della biblioteca comunale di Pescia, ma un tempo dimora dello studioso ginevrino Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi, conosciuto altresì come Simondo Sismondi. Il luogo è conosciuto dai pesciatini come Valchiusa, pare sia stato lo stesso Sismondi a ribattezzare così quella che fino al suo arrivo era indicata nelle mappe come “Villa Sfrusi”. Oggi, il giardino appare sostanzialmente diverso da come appariva nel 1797 al Sismondi, che così lo descriveva: “…nel fondo del bacino scorre un piccolo ruscello (Rio S. Michele)...a destra del quale si trovano oliveti, vigne ciliegi e fichi, riparati dalla tramontana in inverno. Sulla sinistra del Rio dove il sole è più caldo e l’inverno è sconosciuto, i prati fioriscono in continuazione e lambiscono i campi di grano...Ogni piccolo campo è cinto da un filare di vigneti e ombreggiato da alberi da frutto…Due lunghe pergole (di vite) coprono i viali che percorrono questo piccolo bacino ed una fonte viva alimenta tre o quattro fontane.” Nel 2011 Irene Bernardi, Massimo Mirabile e Lorenzo Simonetti, studenti del corso di laurea in Progettazione e Gestione del Verde Urbano e del Paesaggio presso l'Università di Pisa hanno fatto un'ipotesi di restauro del giardino storico. Il progetto, seguito dal professor Galileo Magnani, è stato orientato anzitutto a restituire al giardino uno stile compositivo, oggi, non più riconoscibile facendolo sembrare piuttosto un giardino da collezionisti botanici a causa dell'abbondanza di vegetazione esotica. Le specie presenti, come la moda ottocentesca richiedeva, erano soprattutto: Magnolie, Palme, Camelie, Bambù, Albero di Giuda e Lagerstroemia.  Gli autori del progetto hanno tolto alcune di queste piante allo scopo di creare una maggiore superficie soleggiata e dare più profondità al giardino, ma allo stesso tempo rendere fruibile al pubblico quello che era stato concepito come un “giardino privato”. Nella loro ipotesi di restauro, che tiene conto delle specificità dell'epoca, c'è un bersò lungo la scalinata centrale con l’introduzione della Clematis, una pianta dal forte valore ornamentale, la reintroduzione degli agrumi – che un tempo venivano venduti all'interno della proprietà del Sismondi - condotti a spalliera sul lato nord al riparo dalla tramontana; l'introduzione di due Palme da datteri,  posizionate a fianco della scalinata centrale per dare slancio alla facciata della villa padronale e riprendere al contempo uno stilema di inizio novecento. In questa ottica rientra anche il roseto che fiancheggia la doppia gradonata. Come motivo ornamentale il progetto di restauro introduce il colore dato dal fogliame e dalla fioritura di Lavanda, Teucrium, Weigelia e Abelia. Al di sotto della Magnolia viene creata un’aiuola con piante ornamentali da ombra. Nel giardino rimangono ancora la “grottesca” a forma di cuore con una gradonata a doppia rampa e la vasca circolare anch’essa decorata con grottaglie.“Considerati gli scarsi interventi di manutenzione del giardino – sottolineano i progettisti - abbiamo preferito sostituire la fontana con una fioriera circolare sempre in roccaglie, con seduta in marmo travertino”. L'ipotesi di restauro è stata preceduta da una “lettura del giardino”che ha consentito di distinguere gli accessi, i viali principali, i manufatti, le aree funzionali i comparti e gli elementi primari della vegetazione come boschetti, prato, siepi, parterre, etc e a risalire all'esatta ubicazione delle piante. I progettisti sono risultati vinctori del concorso promosso dall'Associazione di Studi Sismondiani che aveva come obiettivo proprio la presentazione di progetti per il recupero del giardino di Villa Sismondi. La commissione giudicatrice era composta da Lucia Tomasi Tongiorgi, delegata del rettore per le iniziative culturali, Anna Maria Pult Quaglia, vicepresidente dell'Associazione di Studi Sismondiani, Giacomo Lorenzini e Galileo Magnani, professori dell'Università di Pisa. Il nostro auspicio è che questa ipotesi progettuale possa tornare a restituirci qualcosa di cui “assaporare l'incanto”, per dirla come l'avrebbe detta Sismondi, contribuendo alla diffusione di quell'arte dei giardini tanto cara allo studioso ginevrino. Arte che “merita di essere posta al pari della scultura e della pittura, e che, come le altre belle arti, crea dei quadri per parlare all’animo, ed imita la natura abbellendola”, scriveva Sismondi,  quella stessa arte dei giardini, che però a parere dello svizzero “è assolutamente sconosciuta in Toscana”.

Maria Salerno