La nuova stagione di Floraviva e l'ortoflorovivaismo toscano

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La fine di Lucifero e gli ultimi giorni di agosto sono il momento giusto per ripartire con questo mio focus sui principali temi sin qui trattati da Floraviva e su quelli che intendiamo prendere più attentamente in considerazione da ora in poi. Sono anche l’occasione per mettere in evidenza la nuova veste di Floraviva, di cui ormai da giugno è direttore responsabile Lorenzo Sandiford, che comunque ne cura la stesura da più di un anno e ha contribuito ad arricchire la linea editoriale con l’ideazione di rubriche quali ''Un fiore per…” e “Giardini da intervista''.
Due mesi fa abbiamo deciso, io e la redazione, di rivolgerci con maggiore frequenza e più direttamente ai lettori-navigatori non professionali introducendo una sezione che va sotto il nome di Toscana Sharing e che prevede tre rubriche: “Arte e cultura”, “Enogastronomia”, “Turismo e sport”. Lo scopo è “condividere” (to share) tutti quegli eventi e fatti culturali in senso lato che rendono peculiare e attraente lo stile di vita toscano e più in particolare dell’area geografica che gravita attorno alla Valdinievole. Un modo anche per far dialogare con maggiore consapevolezza e appeal territorio e attività produttive, così da creare una sorta di comunicazione a km 0: delle “strettissime” sinergie comunicative e commerciali fra utente finale e produttori.
E’ proprio il caso di affermare “settembre l’uva è matura ed il fico pende”. Mai detto fu infatti più appropriato visti gli appuntamenti che ci attendono in agricoltura a partire dal prossimo mese. Con in primo piano l’Expo rurale di Firenze, giunta alla seconda edizione sempre nello splendido parco delle Cascine, che promette contenuti ancor più interessanti, e poi l’ormai consolidata Murabilia di Lucca. Tanto per dare un assaggio di ciò che la promozione del sistema agricolo mette in campo per l’utente finale in questo periodo in Toscana.
Molto importanti sul lato aziendale sono invece, sempre a settembre, le manifestazioni florovivaistiche che si susseguono in Italia e soprattutto all’estero. Da noi c’è il Flormart di Padova, che dovrà rivedere il suo format visto l’andamento delle ultime tre edizioni e che crediamo sia arrivato a questa edizione consapevole che dovrà scegliere cosa fare.
I due distretti vivaistico-ornamentale di Pistoia e floricolo di Lucca e Pistoia sono impegnati principalmente all’estero, per la forzata vocazione esterofila che il mercato imponedal Flowers IPM di Mosca al Four Oaks Trade Show in Gran Bretagna, dal Rencontres de Jardins a Saint Tropez al Florplant in Turchia. Ma si tratta in realtà di una moltitudine di fiere internazionali dedicate a fiori recisi, piante in vaso e piante da vivaio o da fusto, che va ben oltre le quattro citate. Essere presenti in tutte le manifestazioni senza uno sforzo coordinato certo non sarà cosa facile. Rimando comunque al nostro calendario “Fiere nel mondo” che tiene memoria delle date e delle location oltre a fornire l’accesso alle informazioni utili per parteciparvi o semplicemente visitarle.
D'altronde le presenze a tali eventi sono fra gli obbiettivi annunciati dai presidenti dei due distretti sopra citati, rispettivamente durante l’incontro del 30 giugno presso la Camera di commercio di Pistoia sul tema “Il vivaismo a Pistoia nell’epoca della globalizzazione dei mercati” e durante la conferenza stampa del 10 agosto al Comicent di Pescia del distretto floricolo di Lucca e Pistoia.
Entrambi i distretti non sono certo immuni dalla crisi che vede dispiegare i suoi effetti indistintamente in tutti i settori, ma che evidenzia maggiormente i difetti strutturali e le difficoltà intrinseche in comparti come quello floricolo, che pare ancora subire la mancata capacità di fare squadra. Forse per quel complesso edipico che gli fa perdere di vista il plusvalore enorme che abbiamo da comunicare: la toscanità.
Il distretto vivaistico, con 1.500 aziende, 5.000 ettari di coltivazioni e oltre 8.000 addetti compreso l'indotto, rimane la locomotiva dell'economia pistoiese che, come emerso all’incontro del 30 giugno scorso presso la camera di commercio di Pistoia, deve però fermarsi a diverse stazioni, se così possiamo dire. Questo comparto marcatamente oligopolistico sta subendo anche la forte crisi dell’accesso al credito, che su Pistoia è oltretutto evidenziata dal cambio di direzione di Caripit che è sempre stata vicina a questo mondo e che diviene nel nome la Banca di Pistoia e di Lucca (e non più di Pescia).
Le acquisizioni dei terreni nella piana della “valle della Nievole” in questi ultimi anni hanno di fatto rappresentato l’acquisizione di quote di mercato che hanno avuto bisogno di un volano finanziario che ha accresciuto la patrimonializzazione delle aziende compratrici. Inoltre non penso che l'auto-finanziamento che induttivamente si crea per lo scambio tra aziende produttrici e produttrici/commercianti sia più possibile. L’auspicio è che una rete di imprese piccole, medie, grandi, sia, come promesso, un vero connettore e non un impiglio. Sono infatti sicuro che i Pif aggiudicati nel settore vivaistico portino tutti gli sforzi verso la creazione di quella rete che la Regione Toscana, oltre a promuovere, finanzia con soldi veri.
Certo voler demandare ancora alle istituzioni la promozione del “made in Italy”, quando poi spuntano marchi qua e senza una strategia identitaria e valoriale strutturata, denota, malgrado tutto l’impegno profuso, gravi lacune nel comunicare che oggi non possiamo permetterci. Rischiamo infatti così facendo lo svuotamento di valore dei nostri asset come accadde con l’ingresso nell’Unione europea a tante eccellenze enogastronomiche italiane quali vino, olio e dolciumi.
Più in generale, al confronto con altre Regioni italiane, vedo la visione strategica della Regione Toscana fortemente orientata in termini di green life style e, fortunatamente per noi, molto indirizzata verso uno sforzo complessivo equilibrato per obbiettivi e ripartizione degli sforzi. Credo infatti che serva guardare il futuro in termini di verde urbano e di bisogni concreti dell’utente e dell’ambiente piuttosto che di bisogni indotti. Questo dovrebbe essere uno degli obbiettivi delle aziende, che dovrebbero puntare anche a creare, nelle sedi opportune e senza dispersione di forze, giovani risorse umane capaci di ragionare in termini aziendali e di mercato, mettendo al centro l’ambiente e il cliente, e di relazionarsi con i vari orizzonti commerciali. Ma so che questa è una visione di marketing strategico che non è facile far passare in agricoltura. Però il mercato oggi è trasparente come il vetro, l’utente è informato, e noi in Toscana non abbiamo niente da nascondere.
Quanto al distretto floricolo (fiori recisi, piante in vaso da ornamento interno ed esterno, piante da frutto e ortaggi), che potremmo per certi versi definire nuovo grazie alla gestione imprenditoriale di Marco Carmazzi partita lo scorso novembre 2011, è in cerca d'identità. Il presidente Carmazzi durante il primo consuntivo semestrale del 10 agosto al Comicent ha esibito iniziative per l'innovazione, frutto certamente di un marketing strategico distrettuale, finanziate per 100.000 euro dalla Regione Toscana, e la previsione  della promozione tramite Toscana Produce; anche se nell’ambito della promozione vorremmo comprendere meglio come sono articolate la comunicazione, la pubblicità e le presenze fieristiche nazionali ed internazionali. Inoltre, come da programma che il 19 aprile fu annunciato a Floraviva dopo una riunione di distretto, è previsto il lancio di un nuovo marchio di distretto, ma non è stato ancora chiarito pubblicamente con quale ruolo identitario e valoriale sia stato progettato; il che sta creando un certa curiosità e, chissà, forse lo vedremo debuttare a Miss Italia oppure marcare quei bouquet d’origine Toscana per le nuove forme di distribuzione che fanno parte delle cose evidentemente da fare.
Ancora, alla conferenza stampa del 10 agosto dopo la riunione di distretto al Comicent di Pescia, che con la sua ingombrante struttura sembra non andar giù ai lucchesi come location del mercato unico dei fiori, di fatto è di nuovo mancato il “regolamento unico del mercato”, che era stato così sollecitato dall’assessore regionale Gianni Salvadori lo scorso novembre:  «Non possiamo tenere più due mercati, uno a Viareggio e uno a Pescia, che non si parlano. Ho chiesto che almeno si concordasse un regolamento unico dei due mercati. Questo regolamento è stato fatto. Adesso aspetto una risposta da un’amministrazione che non è Pescia»  (intervento di Salvadori nella sede di Flora Toscana dell’11 novembre 2011). Il regolamento unico, che era già stato annunciato come imminente dal Distretto, ancora non arriva, dunque. E sembra di capire, a questo punto, che la sua approvazione sia strettamente connessa alla decisione della location.
Certo, i 10.000.000 € destinati da Regione Toscana al recupero multifunzionale della struttura del Comicent (quindi non sottratti ai finanziamenti del PAR), che - non va dimenticato - è anche un bene architettonico con rilevanti potenzialità per il rilancio della Valdinievole, vanno ben utilizzati, con indirizzi lungimiranti che potrebbero prevedere anche solo parziali gestioni mercantili magari di tipo retail. La presenza alla conferenza stampa del Comicent del vice sindaco di Pescia Oliviero Franceschi, che ad interim è anche assessore all’agricoltura, non è bastata a fugare ogni dubbio su tempi e procedure per l’attivazione dell’azienda speciale di gestione e se il Comune stesso abbia compreso quanto un progetto del genere possa dover essere modificato con prontezza in itinere, dati i tempi di attuazione da un lato e i ritmi del mercato dall’altro.
La multifunzione, parola a mio avviso abusata, fa rima con confusione. La struttura offre innumerevoli opportunità, lasciamo perdere le fiere e i concerti o le manifestazioni. Tutti gli enti fieristici sono in difficoltà e le manifestazioni con spazi operativi, commerciali, non sono pienamente sfruttabili nel contesto del Comicent con programmazione certa. Il progetto potrebbe invece essere centrato su attività mercantili complementari al florovivaismo che impattino direttamente sul territorio e sulle sue attività produttive attuali o che servano da stimolo per attività produttive dalle prospettive promettenti. Resta da vedere in che misura/quota il mercato debba avere una visione sul lato grossista e in che misura sul lato retail, e soprattutto da definire la gamma delle merceologie. Il progetto Comicent è ad ogni modo strategico, uno dei punti di rilancio della valle del Pescia e della Valdinievole: mettersi d’accordo con la Regione Toscana e provare magari un Pif integrativo all’investimento già stanziato non sarebbe male. Il Comune di Pescia qui potrebbe fare la differenza.
Concludendo, il coordinamento dei tre mercati dell’orto-floro-vivaismo, che dovrebbero risultare a tutti complementari e sinergici (molti, ma direi quasi tutti i produttori si scambiano merci per completare la loro offerta), potrebbe facilmente comportare più attività di ricerca e applicazioni tecnologiche (soprattutto nelle energie rinnovabili) davvero innovative e tanti vantaggi in termini di economie promo-pubblicitarie. I risparmi si fanno su economie di scala dai numeri significativi e non con il solo proprio orticello. Inoltre bisogna imparare a ragionare in termini di strategie di marketing e comunicative di livello regionale e quindi con proiezione internazionale, visto l’appeal di cui godiamo a livello mondiale,  per una nuova politica ambientale di sviluppo e di green Tuscany style; mentre proseguendo in questo modo, con una segmentazione identitaria, continueremo ad esser preda di tutti i produttori del nord Europa, del Mediterraneo, ma non solo.  Chissà quando potremo parlare di “uno per tutti, tutti per uno”.
Dalla Francia, mangiando una salade condita con olio al 100% delle colline Luccesi (e non è un refuso di Floraviva!) imbottigliato a Tavarnelle Valdipesa.

Andrea Vitali