Gilbert & Georges: due individui un unico artista

Gilbert Prousch (nato nel 1942 in Italia) e George Passmore (nato nel 1943 nel Devon), si sono conosciuti a Londra il ​​25 settembre 1967 alla St. Martin's School of Art. Il loro incontro londinese, durante il corso di scultura di Anthony Caro (artista minimalista), è un vero colpo di fulmine, da questo momento si fondono in un essere unico, tanto da firmare le loro opere solo con il loro nome.

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"Siamo due individui ma un unico artista".
"Ci sono artisti che collaborano, non noi".
In primo luogo, Gilbert e George, inventano ed espongono sculture portatili e si fotografano con esse, tenendole tra le mani. In seguito abbandonano questo tipo di opera, per posare da soli. Al contrario dell’educazione formalista che hanno ricevuto, loro affermano la centralità dell’essere umano e usano il loro corpo come materia creativa.
"Volevamo inventare un'arte che piacesse a tutti".
 
Dal 1974 la serie di foto in bianco e nero si ricompone in un formato rettangolare e incorpora tocchi di rosso, attraverso l'interazione di bianco e nero e colore, che spesso va a disegnare una croce. A poco a poco, integrano altri colori.
Già nel 1980, le foto si fondono in un fotomontaggio rettangolare che utilizza molti colori saturi, con una griglia di linee nere sovrapposte, dando un effetto che ricorda il vetro colorato.
 
I fotomontaggi sono ispirati alla loro vita quotidiana, Gilbert e George restano i protagonisti delle loro produzioni.
Mostrano anche ai loro amici, l'appartamento e il quartiere in cui hanno vissuto da quando si sono conosciuti, parlano di Londra e dell'Inghilterra.

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Dagli anni '90 non si presentano più solo in costume ma anche nudi, spesso in pose trash (Naked Shit Pictures, 1994), le immagini sono rafforzate dalle parole dure che le accompagnano, prendendo di mira sessualità, escrementi, e fluidi corporei, talvolta visti al microscopio.
I loro temi, ispirati da immagini di stampa e fotografie personali accuratamente classificate nel loro studio, non si limitano esclusivamente alla sessualità, ma si concentrano anche alla vita e alla morte, alla gioventù, alle questioni sociali, al denaro, al razzismo, alla violenza, alla religione.
"Raccontando la nostra vita attraverso i nostri dipinti, stabiliamo un dialogo con il pubblico (...) La nostra arte si evolve con noi poiché riflette i nostri pensieri, le nostre azioni e persino le nostre trasformazioni fisiche".
"La nostra arte trae ispirazione dalla vita e non dalla storia dell'arte".
Tuttavia, non sono sfuggiti all'influenza dell'arte della prima e della seconda metà del XX secolo, sia nella loro provocazione, nella loro performance art, nella loro fusione tra arte e vita, nel loro uso di video e fotomontaggio, nel loro uso del linguaggio, nel loro autoritratto in costume…

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I loro fotomontaggi colorati, simili alle vetrate o al muro decorato, sono cresciuti di dimensioni negli ultimi decenni, raggiungendo a volte "dipinti" monumentali, immergendo lo spettatore nell'opera.
Le immagini mostrano Gilbert e George che vagano attraverso mondi naturali paradisiaci pieni di frutti, fiori, foglie e alberi per lo più dai colori espressionistici. Ognuno è un cosmo in sé; insieme formano una spettacolare visione del paradiso che è allo stesso tempo lussureggiante e fantastico, con elementi allucinatori e psichedelici.

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Comune a tutte le immagini è il motivo della fioritura in natura, un evento gioioso ulteriormente enfatizzato dai colori vivaci. Eppure uno sguardo più attento rivela che i fiori sono sbiaditi; le foglie brillano in tonalità autunnali o giacciono appassite a terra; i frutti si sono seccati; le pose del duo trasudano esaurimento e fatica.
Le scene autunnali della natura possono essere interpretate come una metafora dell'autunno della vita, un ciclo eterno di passaggio e risveglio. Le opere alludono anche al processo d’invecchiamento, al confronto con la propria caducità, un tema tanto più onnipresente e palpabile sulla scia di una mortale pandemia globale.

Arte verde è una rubrica curata da Anne Claire Budin